





Formula 1 – Secondo appuntamento della stagione 2015.
Rientra Alonso, per un pelo (ma ancora resiste un larvato filo di incertezza) non restava a casa Bottas e senza “peli” resta fuori la Germania.
A prescindere dall’amore o disamore per le specifiche teutoniche la cosa mi intristisce e mi preoccupa per il futuro. Già. Di certo non mi scandalizza perché le logiche che ovunque imperano non potevano certo risparmiare un mondo che per ragioni oggettive non può prescindere dal denaro, né mi stupisce dopo aver obtorto collo digerito tutti gli emendamenti (voglio chiamarli così) partoriti dalle menti che regolano il Circus, solo aumenta quel senso di smarrimento che mi prende sempre più al pensiero di uno sport che ho iniziato ad amare troppi anni fa, attratta da un alone leggendario, quasi fiabesco dissoltosi passo dopo passo sotto l’incalzare del progresso e della sovraesposizione mediatica.
Sotto accusa non voglio mettere nessuno, forse ogni risposta è da cercare solo nell’ordine naturale delle cose che nascono, crescono e corrotte dal tempo lentamente muoiono, lasciando impronte che il vento inevitabilmente dissolverà. Non importa quanto siano profonde, non importa quanto amore o quanto dolore portino con sé. Tutto cambia, anche l’essenza del ricordo che è diversa per ognuno, quando rappresenta frammento di vita o documento, quando è “pelle” o immagine. Tutto si dissolve per lasciare spazio ad altro e poter continuare. Panta rei. O molto più prosaicamente gente che va, gente che viene.
(fm) 23 marzo 2015
Inutile nascondere l’amarezza della delusione che da tifosa ferrarista ho provato domenica 24 marzo, e che ancora fatico ad elaborare. Tuttavia…
Ho letto tanti commenti su certa carta stampata, ma soprattutto sul web, e notato una spiccata tendenza alla recriminazione perniciosa e affatto costruttiva che ha portato molti a riproporre e rimpiangere nomi dei tempi che furono, compresi quelli recentemente messi alla gogna per le aspettative deluse.
E vorrei scrivere due parole anch’io sul ritiro di Shumi, io che non sono mai stata una sua tifosa, io che, innamorata della Rossa, ho sempre detto “ha vinto la Ferrari” perché di chi ci stava dentro poco o nulla mi importava.
Non nego di avere avuto e avere anch’io le mie simpatie, ma sono passeggere, mutano col mutare delle casacche perché Lei sola è la Regina, e solo per Lei sono i palpiti del cuore. Non mi piaceva Shumi quando era il Kaiser indiscusso e indiscutibile, al punto da perdonargli anche l’imperdonabile. E non ho mai avuto dubbi sull’attribuzione del maggior merito nella vittoria, fra lui e Lei la tenzone era impari. Il pilota è un accessorio, di lusso, ma pur sempre un accessorio.
Eppure è triste questo viale del tramonto che mostra un lato umano e per certi versi fragile, che forse egli stesso non si attribuiva e che lo accomuna a certe stelle di celluloide del passato.
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